Nell’Uliveto Pubblico del Parco Paduli si è concluso il workshop Nidificare i Paduli 2025 condotto dai land artist Dem, Oscar Dominguez e Matteo Lucca. Tre nuove installazioni d’arte viventi aprono una riflessione sulla cura del paesaggio e creano un’oasi di biodiversità, attraverso pratiche di agroforestazione e sistemi di raccolta delle acque meteoriche.
Nel cuore del Parco Paduli sono nate tre nuove installazioni d’arte viventi. Dal 26 maggio al 1 giugno presso l’Uliveto Pubblico del Parco Paduli (contrada Le Rene a San Cassiano) si è infatti svolto Nidificare i Paduli 2025, il workshop di autocostruzione e recupero del patrimonio rurale minore nato nell’ambito de il “Paesaggio che sono io”, la Scuola di Paesaggio per le comunità promosso dalle comunità di San Cassiano e Botrugno.
Il workshop, curato da Elena Campa, Ruggero Asnago e dall’Aps Abitare i Paduli, è stato condotto dai tre Land Artist Dem, Matteo Lucca e Oscar Dominguez che hanno autocostruito le opere in forma di “rifugio naturale”, una casa per tutte le creature che vivono nel Parco Paduli: insetti, piante, uccelli, quadrupedi e bipedi vari.
Le opere, costruite con materiali naturali e scarti agricoli (canna arundo donax, polloni e succhioni da potatura degli olivi), sono state realizzate con il supporto dell’artigiano Emilio Sanapo, esperto in edilizia in calce-canapa, e con la maestranza locale di Luigi Monteduro.
L’intervento è un’opera collettiva e ciascuno degli artisti ne ha sviluppato una parte coinvolgendo un gruppo di lavoro aperto tra gli esperti “faber magister” e i partecipanti al workshop. È nata un’oasi di biodiversità attraverso pratiche di agroforestazione e sistemi di raccolta delle acque piovane. Una grande cisterna in terracotta e calce canapa è la “dea madre” che raccoglie l’acqua per dispensarla verso un rifugio intrecciato di rami di ulivo. All’interno di quest’ultimo, una scultura sospesa in calce canapa e arundo donax ricorda le radici e le cortecce degli ulivi, accoglie il visitatore e lo invita a distendersi. Qui è possibile abbandonarsi tra i ricami nodosi del legno e le piante dai profumi officinali. Distesi, si contemplano i colori dei fiori e i profumi delle essenze, nutrite e alimentate da condensatori d’acqua che rilasciano l’umidità in questa terra assetata.
Nidificare i Paduli ha attivato riflessioni sul ciclo dell’acqua, sulla cura del paesaggio, su nuovi modi di abitare temporanei e sostenibili, sulla conservazione della biodiversità, sul senso della pratica artistica e della ricerca architettonica a servizio del paesaggio. I materiali del paesaggio diventano ombra, riparo, supporto e possibilità di relazione tra umani e ambiente.
Il workshop, mediante due eventi scanditi dall’atto del coltivare (inteso nel senso del lavorare e creare) e del custodire (inteso come cura e condivisione del nuovo ordine naturale delle cose), ha costituito un’importante attività di animazione sociale e partecipazione collettiva di ricostruzione della identità dei luoghi e delle comunità, connessi al recupero funzionale e al riuso di aree pubbliche del Parco. È stata infatti un’iniziativa per l’incremento della partecipazione culturale e l’educazione alla valorizzazione del patrimonio locale.
Nidificare i Paduli 2025 rappresenta il primo intervento della “Scuola di Agritettura”, uno dei tre ambiti tematici della “Scuola di Paesaggio per le Comunità” avviata con il progetto Il Paesaggio che sono io nato dal lungo processo partecipato del Parco Agricolo dei Paduli e che prevede dieci interventi integrati per contrastare il degrado del paesaggio agricolo, attivare nuove economie locali, valorizzare il patrimonio culturale materiale e immateriale e rafforzare il senso di appartenenza delle comunità.